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    Il mondo incantato delle fiabe: da mezzo di intrattenimento a strumento educativo … ricordando Gianni Rodari

    Il mondo incantato esiste. Migliaia di storie fantastiche aspettano solo di essere vissute da ognuno di noi grandi o piccini.

    Noi tutti abbiamo bisogno, nella nostra vita, di una sfumatura fantastica su cui fare affidamento per vivere in maniera più serena e spensierata. 

    L’immaginazione rappresenta spesso una dote nascosta che deve essere risvegliata nella consapevolezza  che a volte per vedere veramente basta semplicemente chiudere gli occhi.

    I bambini, in particolare, sentono quest’opportunità come un bisogno per riuscire ad orientarsi in un mondo che spesso appare troppo complesso e che li costringe ad affrontare tutte quelle  difficoltà legate al processo di crescita.

    Lo strumento più semplice e adeguato alla loro età per oltrepassare le barriere invisibili della realtà è la fiaba, genere letterario  concepito appositamente per vivere meravigliose avventure a occhi chiusi. 

    Chi, almeno una volta, da bambino non ha avuto il piacere di ascoltare il racconto di una fiaba prima di andare a dormire; chi  non ha sognato, almeno una volta,  di essere il protagonista di quella storia fantastica  piena di magia che tanto lo incantava.

    Storie a cui, crescendo, abbiamo smesso di prestare attenzione, ignari del significato profondo e nascosto di quelle che abbiamo sempre considerato come semplici fiabe della buonanotte. Eppure il loro valore è immenso, molto più grande di quello che eravamo in grado di percepire da piccoli.

    La fiaba infatti, si presenta come un  luogo narrativo, un ambiente protetto, dove il bambino può vivere e sublimare le proprie paure, affrontandole in una forma simbolica. 

    Molti sono i significati metaforici che rendono la fiaba un genere narrativo vicino alle esperienze della vita umana, poiché in grado di rappresentare la raffigurazione di concetti astratti, ma presenti nella vita   di ciascuno, quali il bene e il male, il bisogno d’amore, la sfortuna, la morte, ma soprattutto la realizzazione di sé dinanzi alle difficoltà e alle insidie della vita.

    Esse  narrano di viaggi e avventure che velatamente simboleggiano percorsi di crescita ricchi di complicazioni, durante i quali non si ottiene tutto con facilità e armonia, o perlomeno non in tempi immediati. 

    La fiaba offre sempre una via d’uscita al bambino, non dice che tutto sarà facile, ma che le inevitabili difficoltà possono (con l’aiuto “magico” di una forza quale l’amore o l’amicizia) essere superate; è il genere letterario che meglio affronta le problematiche della crescita: non sopprime affatto i conflitti reali (anche interiori), ma anzi, comunica al bambino che lottare contro le difficoltà più grandi è inevitabile e affrontarle con risoluzione può portare al superamento dell’ostacolo.

    Il bambino attraverso di esse è aiutato nella conoscenza del mondo, principalmente perché i personaggi fiabeschi vengono delineati in modo netto e preciso, esemplificando chiaramente le categorie del Bene e del Male e l’eterna lotta tra di esse.

    Sotto quella veste meravigliosa che contraddistingue la fiaba, vi si cela una simbolica rappresentazione generale dell’esistenza umana capace di soddisfare un importante bisogno del bambino, ossia conoscere la vita e il mondo per quello che essi sono, con il bene e il male, con i loro lati positivi e negativi e con quel lato oscuro nascosto in ciascun essere umano: aggressività, asocialità, egoismo, ira, ansia, distruttività. 

    Grazie al processo di identificazione che il bambino attua con i personaggi della storia, le fiabe gli consentono di imparare a conoscere se stesso, i   propri stati interiori, le proprie emozioni, i propri conflitti e desideri, di oggettivare e proiettare gli stati ansiosi e negativi su orchi, lupi, streghe, draghi imparando così a dominare e controllare le proprie inquietudini. 

    Tra le altre funzioni educative del genere fiabesco, ricordiamo anche il valido supporto che esso fornisce allo sviluppo e al potenziamento dell’educazione morale del bambino.

    L’ausilio del linguaggio fantastico, infatti, consente alla fiaba di indicare i vantaggi del comportamento morale, parlando direttamente all’universo infantile, non mediante il ricorso a concetti etici astratti, ma esemplificandoli per mezzo delle azioni compiute dagli stessi personaggi.

    Le fiabe, inoltre, per il semplice fatto di contenere elementi che contravvengono all’ordine naturale delle cose, stimolano la creatività del bambino e soddisfano il suo bisogno di fantasia. Sarà questo un particolare aspetto su cui, negli anni ’70, punterà l’attenzione Gianni Rodari, il quale, proprio negli elementi meravigliosi del genere fiabesco, scorgeva delle profonde valenze educative. Infatti, questa condizione caratteristica della fiaba per cui grazie ai suoi aspetti surreali tutto diviene possibile, mette in moto una facoltà indispensabile allo sviluppo morale e intellettuale del bambino: l’immaginazione.

    Non a caso, la pancia di un lupo può stranamente contenere due persone, una lampada magica da cui può improvvisamente fuoriuscire un genio, un tappeto che può diventare volante, un animale che può parlare: l’animismo e l’artificialismo tipico del pensiero infantile  trovano nella fiaba ragione d’esistere e ne consentono il libero sfogo.

    Fondamentale è anche il contributo affettivo che la narrazione fiabesca offre al consolidamento della relazione adulto-bambino.

    Raccontare fiabe, infatti, presuppone la creazione di un ponte, fatto di parole parlate e di parole ascoltate che provocano calore e complicità. 

    Al bambino poca importa capire se gli si stanno raccontando storie vere o frutto della nostra fantasia, poiché al di là della loro presunta veridicità, ciò che rende autentico il racconto di una fiaba è la creazione di un’intima atmosfera di condivisione umana “resa calda dai fiati delle bocche vicine, dal calore della fiducia, della cura e dell’amore”.

    Anche Gianni Rodari, nella sua unica opera teorica intitolata “Grammatica della Fantasia”, osservava come la fiaba rappresenti per il bambino “lo strumento ideale per trattenere a sé l’adulto”. Infatti, indipendentemente dai contenuti narrativi veicolati, parte del fascino che essa esercita sull’universo infantile consiste nella possibilità di monopolizzare l’attenzione dell’adulto e di rafforzare il legame che lo unisce a lui.

    Ma affinché ciò sia possibile è necessario che genitori, educatori, insegnanti assimilino la cultura pedagogica insita nell’uso della fiaba. 

    Qualsiasi adulto, infatti, servendosi di strumenti basilari quali la propria voce e la propria gestualità, ha tutte le qualità per far emergere, attraverso la narrazione fiabesca, vissuti ed emozioni del mondo infantile. 

    La modulazione intelligente dei toni e dei ritmi vocali può conferire vita ad una storia, fissare l’immaginazione dei bambini su atti, parole, peripezie, rallentando nei momenti di perplessità e tristezza, accelerando nei momenti di pericolo, di gioia, di trionfo dei protagonisti. 

    Ciò rende la fiaba un materiale fruibile sin dalla più tenera età, perché ancor prima di poter arrivare a comprendere fatti, nessi e logica causale degli eventi descritti, il bambino trova gratificazione nella voce adulta che racconta, percepita come una melodia che culla, incoraggia e rasserena.

    Raccontare una storia al proprio bambino diventa un momento magico nel quale non stiamo solo comunicando attraverso la favola stessa, ma stiamo anche definendo la nostra relazione con il bambino, stiamo costruendo uno spazio esclusivo nel quale protagoniste sono le emozioni reciproche, l’affetto e la relazione.

    La narrazione diventa così lo strumento capace di rinforzare la relazione adulto/bambino stabilendo un rapporto di vicinanza e di totale disponibilità, indispensabile per accompagnare serenamente il bambino nel suo complesso processo di crescita.

    Dott.ssa Fabiana Quatrano

    Pedagogista

    camtelefonoazzurrosalerno

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